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LA transavanguardia
Si può tranquillamente dire che Modena ed il Veneto siano state l'autentica
culla della "Transavanguardia" anche se il movimento ha interessato l'Italia
solo marginalmente. Una serie di mostre ormai storiche presso la Galleria
Mazzoli e la galleria Sperone alla fine degli anni settanta, la biennale di
Venezia del 1980 e la grande rassegna "Transavanguardia Italia / America"
tenutasi alla Galleria Civica modenese nel 1982 hanno infatti segnato le
tappe fondamentali dell'affermazione del gruppo di artisti comprendente
Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De Maria e Mimmo
Paladino, e con loro le prime presentazioni italiane di future "stelle" del
sistema artistico internazionale come Jean Michel Basquiat, Jonathan
Borofsky, David Salle e Julian Schnabel.
Con il termine Transavanguardia si identifica un movimento artistico
italiano inquadrabile nel Neo-espressionismo, una corrente che, verso la
fine degli anni '60, coinvolge sia l'Europa che l'America e che si pone come
alternativa ad un generalizzato concettualismo ormai incapace di produrre
qualcosa di valido ed artisticamente svuotato di ogni caratteristica
autenticamente vitale.
La transavanguardia è improntata ad un recupero della tradizione pittorica
che usa in chiave di citazione
alle volte ironica altre aggressiva o affettiva, sempre marcatamente
soggettiva. La poetica di questi autori si è poi evoluta nel tempo secondo
modalità assai diverse tra loro anche a causa delle diverse esperienze di
vita. Fortemente visionaria in Cucchi, alla ricerca di un segno e di un' invariante
primordiale in Paladino, in modo artificiosamente ingenuo in Chia, la
pittura e la scultura di questi artisti hanno comunque rappresentato un
punto di svolta ed una riconquista del mercato internazionale per l'arte
italiana degli anni ottanta nonostante lo scarso successo commerciale nel
nostro paese.
Diversi sono i casi di David Salle e Jean Michel Basquiat : il primo
manipolatore d'immagini tratte dall'immaginario collettivo, spesso in chiave
di raffinato ed ironico voyeurismo, il secondo portatore di quei valori nati
nei suburbi newyorchesi e presto divenuti lingua internazionale attraverso
la diffusione, anche mercantile, del cosiddetto graffitismo.
Achille Bonito Oliva nel 1979, definì transavanguardia questo gruppo di
artisti che riproponevano il passato con un linguaggio figurativo
neo-espressionista così definendolo:"La transavanguardia ha risposto in
termini contestuali alla catastrofe generalizzata della storia e della
cultura, aprendosi verso una posizione di superamento del puro materialismo
di tecniche e nuovi materiali e approdando al recupero dell'inattualità
della pittura, intesa come capacità di restituire al processo creativo il
carattere di un intenso erotismo, lo spessore di un'immagine che non si
priva del piacere della rappresentazione e della narrazione".
Alla Transavanguardia italiana si collegherà nello stesso periodo storico il
cosiddetto gruppo dei "Nuovi selvaggi".
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