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La
storia...
La nostra
civiltà trova le sue origini nell'occidente asiatico: la presenza dei
fiumi che facilitano l'agricoltura e i commerci e le coste ricche di porti
naturali hanno determinato una sorprendente fioritura di civiltà proprio
nella fetta di terra che, situata tra due fiumi, il Tigri e l'Eufrate,
viene chiamata Mesopotamia. In Mesopotamia non si sviluppò una civiltà
unitaria: nel 3000 a.C. fu infatti occupata dai Sumeri, assoggettati nel
2500 a.C. dagli Accadi, spodestati a loro volta dai Babilonesi intorno al
2000 a.C. I Babilonesi, organizzati dapprima in città-stato autonome,
verso il 1700 a.C. determinano la nascita del I impero. Babilonia ne
diviene capitale e Hammurabi, il re, emana le prime leggi scritte, valide
per tutta la Mesopotamia. I Babilonesi, sopraffatti dagli Assiri, che
trasferiscono la capitale a Ninive, riescono in seguito a riconquistare il
potere. Con il re Nabucodonosor, raggiungono il massimo splendore (II
impero). Nel 538 a.C. i Persiani, guidati da Ciro il Grande, penetrano nei
territori babilonesi e se ne impossessano. L'impero persiano, arricchito
anche dalla conquista dell'Egitto (Cambise, 525 a.C.) viene consolidato e
riorganizzato da Dario I, ma nel 330 a.C. la conquista da parte di
Alessandro Magno ne determina la fine.
Arte:
nella Mesopotamia
Di queste
civiltà ci sono pervenute testimonianze scritte e resti di costruzioni
(soprattutto templi e tombe). L'imponenza di questi resti contrasta con la
scarsità di tracce relative alle abitazioni comuni: realizzati con
materiali assai fragili, quali l'argilla cruda e il legno, esse sono state
cancellate dal tempo. Per la scarsità della pietra, anche le testimonianze
della scultura si riferiscono quasi essenzialmente ai rilievi destinati
alle opere di maggiore importanza. Pressoché nulle sono le testimonianze
giunte sino a noi della pittura. L'arte della Mesopotamia, che si sviluppa
in un arco di circa 3000 anni, è caratterizzata da una particolare fissità
e immutabilità, sia nelle rappresentazioni, sia nei tipi di costruzioni
realizzati. Essa è esclusivamente al servizio del re e della religione,
per cui non riflette i gusti e la vita della popolazione, ma soltanto i
desideri del sovrano che nelle rappresentazioni vuole sottolineare ed
affermare il proprio potere, immutabile nel tempo. L'artista non può certo
avere alcun rilievo personale: nel codice di Hammurabi è citato insieme al
fabbro e al calzolaio, è un semplice ed anonimo artigiano che esegue ciò
che il re desidera sia fatto.
Architettura
Le
testimonianze lasciate dagli Assiri, dai Babilonesi e dai Persiani
rivelano come alcuni tipi di costruzioni vengano edificati sempre in
corrispondenza di determinate condizioni politiche. In ogni epoca, quando
il potere è affidato ad un gruppo ristretto, appartenente alla stessa
classe sociale, nascono sempre grandiosi palazzi reali, monumentali tombe,
imponenti templi. E' sorprendente inoltre rilevare come certe forme
espressive o certe costruzioni vengano realizzate, assai simili fra loro,
in tempi diversi e in località molto lontane fra loro: i templi dei Maja e
degli Aztechi ricalcano la forma della ziggurat
dei popoli della Mesopotamia. Anche alcune rappresentazioni simboliche
presenti, ad esempio, nei capitelli delle colonne del palazzo reale di
Persepoli - il toro, l'aquila, il leone, l'uomo - si ritrovano nella
simbologia cristiana per identificare i quattro Evangelisti. In
Mesopotamia c'era poca pietra, con l'eccezione di qualche località dell'Assiria.
Si costruiva con mattoni di argilla, seccati al sole, poco costosi perché
fabbricati dagli schiavi. L'argilla stessa serviva da legante. Le
fondamenta erano di sassi e ai muri veniva dato un intonaco di fango e
calce. Non c'erano differenze sostanziali fra la pianta del tempio e
quella del palazzo regio: uno o più cortili attorniati da stanze. Le mura
erano di regola senza finestre, rotte magari da nicchie ornamentali e da
torrette. La grande porta d'ingresso poteva essere fiancheggiata da leoni
o tori alati, con testa umana. In genere gli edifici erano a un piano,
sormontati da tetti a terrazza con finestrelle per l'illuminazione. La
scarsità di pietra spiega anche l'assenza di colonne portanti, tranne
nell'Assiria. Le pareti interne dei palazzi dei monarchi erano
impreziosite da rivestimenti di alabastro, da bassorilievi e pitture
celebrative. Alcune di queste costruzioni avevano dimensioni
impressionanti, come la reggia di Mari, dell'inizio del II millennio, con
260 fra stanze e cortili. Non tutti i templi mesopotamici poggiavano
direttamente sul terreno: la maggior parte poggiava su una piattaforma che
assunse forme sempre più elaborate. Al termine di questo processo troviamo
la ziggurat: una serie di terrazze
degradanti, che si allargano via via verso il basso, collegate da scale
dirette alla sommità, dove si trovava il tempio vero e proprio, il
sacrario (era una ziggurat la biblica e mitica torre di Babele). E'
probabile che il tutto rispecchiasse un'intenzione di avvicinare il tempio
alla divinità, rendendoglielo più accessibile.
Scultura
Come
l'architettura, anche la scultura ha un carattere eminentemente
simbolico. La rappresentazione mesopotamica del dio è caratterizzata da
piccole dimensioni e l'unico elemento a cui l'artista prestava attenzione
era il viso: al resto della figura (in genere un tronco di cono da cui
emergevano i piedi) e l'abbigliamento badava poco. Gli stilemi erano
ripetitivi (le pose, le espressioni, le parrucche che scendevano ai due
lati della faccia a congiungersi con la barba, gli occhi fatti di
conchiglie e le pupille di lapislazzuli). Qualche scatto di vivacità, di
evasione dalle convenzioni ovviamente si registra: ne è esempio una
statuetta in bronzo e oro di Hammurabi in preghiera, del II millennio.
Pittura
Di
maggiore interesse artistico sono i rilievi, che decoravano intere stanze
dei palazzi reali, destinati anch'essi a illustrare e celebrare le gesta
dei sovrani. Scene di guerra e di caccia, all'insegna di un realismo e di
una cura del particolare che riscattano l'astrattezza, la staticità e la
monotonia della statuaria a tutto tondo. Un certo impaccio si nota sempre
nelle figure umane; non in quelle animali, rese con grande efficacia.
Questi rilievi su pietra raggiunsero un livello artistico notevole nei
palazzi assiri. I rilievi su mattoni smaltati nella Babilonia dell'ultima
dinastia (II millennio a.C. circa) si segnalano più per raffinatezza ed
eleganza che per forza rappresentativa.
Testo a cura
di:
Tribenet - La Tribù italiana dell'Arte |
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