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Giustizia fuori tempo massimo
E' notizia di oggi l'espulsione dalla magistratura del giudice Edi Pinatto che impiegò otto anni per scrivere le motivazioni di una sentenza consentendo così la scarcerazione dei boss mafiosi del clan Madonia del processo Grande Oriente per decorrenza dei termini.

Siamo di fronte ad un record mondiale di lunghezza, ma ormai in Italia stà diventando la norma anche in altro tipo di processi: ci sono voluti infatti quasi 3 lustri per arrivare a sentenza sugli episodi denunciati dai fratelli Ugo e Rodolfo Gigli, due noti esponenti della politica laziale, che nel 1993 videro coinvolto l’allora Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, Giorgio Castellucci e l’imprenditore Gianluca Bardelli.
Gli atti che hanno deliberato, con la formula “il fatto non sussiste” arrivano infatti a distanza di ben 14 anni, grazie alla sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello di Firenze, divenuta definitiva il 16 novembre del 2007.

Dopo 14 anni trascorsi dalla denuncia, ad oggi, sia il Castellucci, che il Bardelli si vedono costretti a dover rinunciare a qualsiasi risarcimento, sia morale che materiale, per quanto accaduto 14 anni fa. L’intervenuta prescrizione del reato di calunnia, infatti, non consente di agire legalmente per qualsiasi richiesta risarcitoria.

Come questo caso saranno centinaia, se non migliaia le situazioni analoghe se non più gravi. Un effetto devastante per la certezza del diritto di cittadini, che, seppur assolti, sono costretti a subire la beffa di una giustizia al rallentatore che libera chi non ne ha titolo e danneggia chi, nella stessa giustizia ha creduto e crede.

(17/06/2008)
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