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La pittura futurista la genesi:
Nel Gennaio del 1910, Boccioni, Carrà, e Russolo si incontravano con Marinetti nella sua casa di Milano. Questi tre artisti, già famosi nell'ambiente dell'accademia e del mondo pittorico milanese, dopo un attento esame della situazione in cui versava l'arte italiana, decisero di pubblicare un Manifesto ai giovani artisti per invitarli a risvegliarsi dalla pigrizia che soffocava ogni loro aspirazione.
Il Manifesto dei Pittori nasce l'11 Febbraio su un volantino edito da "Poesia".
Non si può però parlare di una "vera" pittura futurista fino alla fine del 1911. I tentativi di creare la "nuova arte" dovettero prima scavalcare diverse influenze ancora presenti.
Nella primavera del 1910 vengono esposte pubblicamente le prime opere futuriste nella "Mostra d'arte libera" presso la fabbrica Ricordi a Milano con opere di Boccioni, Carrà e
Russolo.
Nel 1912 Marinetti organizza a Parigi una mostra alla Gallerie Bernheim-Jeune in cui gli artisti italiani rimarcano la loro divergenza dal cubismo ed affermano di essere alla ricerca uno "stile" caratteristico del movimento,una novità assoluta per il mondo dell'arte.
Dal 1913 varie mostre vengono organizzate per esporre dei lavori sempre più definiti e caratterizzanti. In questa fase il futurismo fà nuovi proseliti fra gli altri:
Cangiullo, Depero, Pampolini, Rosai, Morandi, Sironi, Arturo Martini.
Sempre più si definiscono le ricerche dei diversi artisti: Russolo si dedica alla musica, Carrà si allontana dal naturalismo a favore del cubismo, Severini tende verso l'astrazione, Boccioni segue anche in scultura un modello simbolista, Balla approda ad una schematizzazione incentrata sullo studio del movimento.
Con la fine della guerra nel 1921 nel Manifesto del Tattilismo Marinetti ufficializza una nuova fase del Futurismo, più ludica e positiva.
Nel Manifesto della Aeropittura firmato da Balla, Benedetta, Depero, Dottori,
Fillia, Marinetti, Prampolini, Somenzi, Tato, si teorizza la nuova visione spiralica del movimento. Sarà uno degli ultimi tentativi per tenere acceso il fuoco del Futurismo.
Nel 1915 col manifesto "Ricostruzione futurista dell'universo" firmato da Balla e
Depero, c'è una sintesi nuova del dinamismo plastico propria dei primi anni. Si può parlare ora di un Secondo Futurismo che opera non solo nelle arti visive, ma anche e soprattutto nell'architettura, nell'arredamento urbano, negli impianti sportivi, nei complessi plastici, nello spettacolo in tutte le sue forme e nella pubblicità di massa.
Negli anni Trenta si vive indubbiamente un progressivo diminuire della capacità creativa, dovuta soprattutto al progredire di una realtà tecnologica più avanzata e dura, che mette l'utopia di fronte ad una realtà ben diversa.
Il manifesto dell'aereopittura
"Agli artisti giovani d'Italia"!
Il grido di ribellione che noi lanciamo, associando i nostri ideali a quelli di poeti futuristi, non parte già da una chiesucola estetica, ma esprime il violento desiderio che ribolle oggi nelle vene di ogni artista creatore.
Noi vogliamo combattere accanitamente la religione fanatica, incosciente e snobbistica del passato, alimentata dall'esistenza nefasta dei musei. Ci ribelliamo alla suprema ammirazione delle vecchie tele, delle vecchie statue, degli oggetti vecchi e dell'entusiasmo per tutto ciò che è tarlato, sudicio, corroso dal tempo, e giudichiamo ingiusto, delittuoso, l'abituale disdegno per tutto ciò che è giovane, nuovo e palpitante di vita.
Volendo noi contribuire al necessario rinnovamento di tutte le espressioni d'arte, dichiariamo guerra risolutamente, a tutti quegli artisti e a tutte quelle istituzioni che, pur cammuffandosi di una veste di falsa modernità, rimangono invischiati nella tradizione,
nell'accadentismo e soprattutto in una ripugnante pigrizia cerebrale.
Hanno ben altri interessi da difendere i critici pagati! Le esposizioni, i concorsi, la critica superficiale e non mai disinteressata condannano l'arte italiana all'ignominia di una vera prostituzione!
Ecco le nostre conclusioni recise:
1- Distruggere il culto del passato, l'ossessione dell'antico, il pedantismo ed il formalismo accademico.
2- Disprezzare profondamente ogni forma d'imitazione.
3- Esaltare ogni forma di originalità anche se temeraria, anche se violentissima.
4- Trarre coraggio ed orgoglio dalla facile traccia di pazzia con cui si sferzano e s'imbavagliano gl'innovatori.
5- Considerare i critici d'arte come inutili e dannosi.
6- Ribellarci contro la tirannia delle parole: ARMONIA E BUON GUSTO, espressioni troppo elastiche.
7- Spazzar via dal campo ideale dell'arte tutti i motivi, tutti i soggetti già sfruttati.
8- Rendere e magnificare la vita odierna, incessante e tumultuosamente trasformata dalla scienza vittoriosa.
Siano sepolti i morti dalle più profonde viscere della terra! Sia sgombra di mummie la soglia del futuro! Largo ai giovani, ai violenti, ai temerari!
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