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E ARTE
CONCETTUALE
Nell'arte concettuale
l'elemento più importante è l'idea che sta dietro l'opera piuttosto che
l'abilità tecnica della sua esecuzione.
La definizione di arte concettuale,
nel contesto dell'arte contemporanea, si deve a Joseph Kosuth che lo utilizzò
verso la metà degli anni sessanta per definire il suo scopo di realizzare
un'arte fondata sul pensiero e non più su un ormai frainteso senso del piacere
estetico.
Le prime esperienze "concettuali" possono essere fatte risalire ai movimenti
Neo-Dada e Minimal Art tra gli anni cinquanta e sessanta: i cui maggiori
rappresentanti, come Jasper Johns e Robert Rauschenberg, divennero in seguito
esponenti di primo piano della Pop Art, il movimento fu caratterizzato dall'uso
di oggetti desunti dal quotidiano e inseriti all'interno dell'opera d'arte.
Una
propensione simile distinguerà poco dopo e in senso già profondamente
concettuale anche le provocazioni neo-dadaiste di artisti italiani come Piero Manzoni, noto per i suoi barattoli di merda d'artista. L'arte concettuale divenne un
fenomeno internazionale negli anni Sessanta, dando origine a una produzione
molto diversificata. I "concetti" possono essere comunicati
attraverso diversi mezzi espressivi, come testi, mappe, diagrammi, film,
video, fotografie o happening, esposti in gallerie o realizzati per luoghi
specifici. In alcuni casi il paesaggio stesso diviene parte integrante
dell'opera d'arte, come nel caso della Land Art, o arte ecologica, di
Richard Long e delle monumentali sculture di Christo. Le idee espresse
attraverso il lavoro concettuale sono state tratte da filosofia, femminismo,
psicanalisi, film od attività politiche. Purtroppo nella realtà dei
fatti la nozione di artista concettuale
come creatore di idee piuttosto che di oggetti mina alla radice i tradizionali ruoli
dell'artista e dell'opera d'arte con tutto ciò che ne consegue dal punto di
vista commerciale e di conservazione.
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